La decisione sbagliata
Se potessi tornare indietro nessuno potrebbe mai convincermi a fare una mastoplastica additiva.
All'epoca dell'intervento avevo 21 anni e mezzo, dicembre del 1997. Da qualche anno ci pensavo, e finalmente ero riuscita a convincere mia madre: non avevo seno, neanche una piccola sporgenza, piatta come una bambina di 6 anni. Mi sentivo un fenomeno da baraccone, senza traccia di femminilità, nonostante un bel fisico asciutto e tonico e un sedere perfetto.
Mi vedevo sproporzionata, e certamente lo ero per i canoni di quegli anni. Il modello di seno di allora era ovunque prorompente e direi anche innaturale.
Qualcuno mi aveva presa in giro già dai miei 15 anni, infatti avevo cominciato ben presto ad indossare un reggiseno imbottito che aveva l'unica funzione di mimare un seno, anche se piccolo. Quella è stata una delle mie condanne: una volta messo quel reggiseno non potevo + tornare indietro - credevo: tutti l'avrebbero notato che mi era sparito "il seno". Per questo evitavo di andare in piscina (mi avrebbero scoperta all'istante), e al mare (per il mare avevo solo costumi con coppe semirigide ma vuote, l'effetto ammaccatura era dietro l'angolo). Un vero inferno per me al tempo. Inoltre mi ero convinta che sarei piaciuta di più anche al mio ragazzo, con le tette. Fatto sta che dopo un mese circa dall'intervento mi lasciò.
Ora le cose sono cambiate, sono cambiati i modelli ma anche io sono cambiata, adesso andrei tranquillamente in giro piatta e senza reggiseno!
Ebbene, sono andata a fare una prima visita da un chirurgo: mi poteva operare inserendo le protesi dalla zona periareolare, poteva farmi arrivare al massimo a una seconda misura.
Seconda visita da 2 chirurghi che operavano in equipe: potevo avere la mia agognata terza misura, con protesi in gel di silicone (americane, ottime, costose) inserite da sotto le ascelle, evitando cicatrici sul seno. Il chirurgo principale mi assicura un risultato naturale, un decorso veloce, e mi rassicura sulla innocuità delle protesi. Mi dice che le cicatrici (di 2 cm l'una) sarebbero sparite completamente e nessuno avrebbe potuto vederle. Io felicissima convinco mia madre a pagarmi l'intervento: 12 milioni di vecchie lire tutto compreso. Lei poverina accetta per farmi felice, e fissiamo la data dell'intervento.
Io ero finalmente soddisfatta e, tolta un po' di strizza, non vedevo l'ora. Avrei fatto tutto senza dirlo a nessuno, a parte la mia famiglia, il mio ragazzo e un'unica amica. La gente non ci avrebbe fatto molto caso, dal momento che andavo sempre in giro tutta coperta: la maggior parte dei vestiti "femminili" non mi stava, prevedevano tutti il possesso di tette. All'epoca era per me inconcepibile pensare di dirlo tranquillamente a chiunque come se niente fosse, mi vergognavo, molto. Avrei fatto di tutto per convincere anche me stessa che quelle tette erano vere.
All'epoca dell'intervento avevo 21 anni e mezzo, dicembre del 1997. Da qualche anno ci pensavo, e finalmente ero riuscita a convincere mia madre: non avevo seno, neanche una piccola sporgenza, piatta come una bambina di 6 anni. Mi sentivo un fenomeno da baraccone, senza traccia di femminilità, nonostante un bel fisico asciutto e tonico e un sedere perfetto.
Mi vedevo sproporzionata, e certamente lo ero per i canoni di quegli anni. Il modello di seno di allora era ovunque prorompente e direi anche innaturale.
Qualcuno mi aveva presa in giro già dai miei 15 anni, infatti avevo cominciato ben presto ad indossare un reggiseno imbottito che aveva l'unica funzione di mimare un seno, anche se piccolo. Quella è stata una delle mie condanne: una volta messo quel reggiseno non potevo + tornare indietro - credevo: tutti l'avrebbero notato che mi era sparito "il seno". Per questo evitavo di andare in piscina (mi avrebbero scoperta all'istante), e al mare (per il mare avevo solo costumi con coppe semirigide ma vuote, l'effetto ammaccatura era dietro l'angolo). Un vero inferno per me al tempo. Inoltre mi ero convinta che sarei piaciuta di più anche al mio ragazzo, con le tette. Fatto sta che dopo un mese circa dall'intervento mi lasciò.
Ora le cose sono cambiate, sono cambiati i modelli ma anche io sono cambiata, adesso andrei tranquillamente in giro piatta e senza reggiseno!
Ebbene, sono andata a fare una prima visita da un chirurgo: mi poteva operare inserendo le protesi dalla zona periareolare, poteva farmi arrivare al massimo a una seconda misura.
Seconda visita da 2 chirurghi che operavano in equipe: potevo avere la mia agognata terza misura, con protesi in gel di silicone (americane, ottime, costose) inserite da sotto le ascelle, evitando cicatrici sul seno. Il chirurgo principale mi assicura un risultato naturale, un decorso veloce, e mi rassicura sulla innocuità delle protesi. Mi dice che le cicatrici (di 2 cm l'una) sarebbero sparite completamente e nessuno avrebbe potuto vederle. Io felicissima convinco mia madre a pagarmi l'intervento: 12 milioni di vecchie lire tutto compreso. Lei poverina accetta per farmi felice, e fissiamo la data dell'intervento.
Io ero finalmente soddisfatta e, tolta un po' di strizza, non vedevo l'ora. Avrei fatto tutto senza dirlo a nessuno, a parte la mia famiglia, il mio ragazzo e un'unica amica. La gente non ci avrebbe fatto molto caso, dal momento che andavo sempre in giro tutta coperta: la maggior parte dei vestiti "femminili" non mi stava, prevedevano tutti il possesso di tette. All'epoca era per me inconcepibile pensare di dirlo tranquillamente a chiunque come se niente fosse, mi vergognavo, molto. Avrei fatto di tutto per convincere anche me stessa che quelle tette erano vere.
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